A due anni dal progetto "La Città Invisibile" che ci ha portato a conoscere e mappare i campi rom sul territorio di Bologna, ritornano le uscite serali in compagnia di amici e volontari de "La Piccola Carovana".

 

Nel 2010 "La Piccola Carovana", grazie ad un bando del Ministero del Lavoro ha svolto un percorso di conoscenza ed aiuto centrato sulle famiglie senza fissa dimora a Bologna. Scegliere di occuparsi di questo target in città significa scegliere di occuparsi di rom, soprattutto rumeni, che arrivano sotto le Due Torri in cerca di un futuro migliore e si accampano nelle periferie. Con "La Città Invisibile" abbiamo mappato i campi rom abusivi più grandi della città: ci abbiamo trascorso l'estate, abbiamo condiviso con i loro abitanti la paura per gli sgomberi, la fatica del lavoro nero, il calore della famiglia che si ritrova la sera attorno al fuoco dopo una giornata trascorsa a chiedere l'elemosina. Abbiamo ascoltato storie, portato aiuto immediato (con la distribuzione alimentare) e cercato nuove strade per l'inclusione. Abbiamo attivato uno sportello di counselling per chi volesse provare a tornare in Romania mediante il progetto ROI e abbiamo indirizzato le persone ai servizi di bassa soglia di Bologna.Dopo due anni da quel progetto ci siamo resi conto che i campi che abbiamo mappato nel 2010 come "nuove forme di abitare" a Bologna, sono diventati punti fissi di ritrovo e migrazione per famiglie e singoli rom che arrivano a Bologna a febbraio/marzo e rimangono in città finché il freddo non li costringe a tornare in Romania. Non si tratta quindi di un fenomeno transitorio, apparso nel 2010 e poi riassorbito, ma è un vero e proprio "modo di abitare" che pur nella mancanza di servizi (nei campi non c'è acqua potabile né energia elettrica) ha una sua fissità/regolarità. L'obiettivo a questo punto non può più essere andare nei campi per proporre dei percorsi di aiuto ed uscita, perché è emerso chiaramente che questi campi abusivi sono stabili ormai da due anni e per evitare che persone dormano in tende in cui non c'è né acqua né energia elettrica è necessario un intervento strutturale, che richiede l'appoggio e l'impegno dell'Amministrazione Pubblica. Accogliere i rom abusivi come residenti e cittadini, significa poter offrire loro una serie di servizi strutturati e commensurati al bisogno espresso: questa linea d'azione, cioè lo smantellamento dei campi rom a favore di strutture maggiormente stabili non è per ora al vaglio dell'Amministrazione. E' necessario quindi riflettere su cosa "noi" possiamo fare/pensiamo sia utile fare per non dimenticarsi di questa fetta di invisibili.

Senza voler diventare paladini di una fascia di persone che non ha voce in città, vorremmo semplicemente mettere al servizio di questo target la nostra esperienza professionale, cercando innanzi tutto di capire chi sono e dove sono queste persone, per poi eventualmente attivare momenti di ascolto ed aiuto.

L'obiettivo principale del progetto è conoscere e portare a conoscenza della città lo status quo, far capire ai residenti dei Quartieri interessati, ma anche a tutti i cittadini, chi sono le persone che abitano nei campi.Si vuole tracciare una mappa degli accampamenti e mostrare questa modalità di migrazione che prosegue da oltre due anni nelle stesse zone della città. Dare riconoscimento pubblico a questa modalità di abitare.

Il nostro obiettivo è l'incontro, la conoscenza, lo scambio di saperi e risorse: le uscite sono inziate giovedì 21 giugno e proseguiranno fino a settembre. 
Per partecipare potete contattarci mandando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

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